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Abbiamo scritto una lettera al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte per chiedere misure più restrittive per i nostri territori. Però occorre che lo sforzo lo facciano tutte le istituzioni e in maniera congiunta! Non siamo la Cina dove vi è un unico soggetto politico a capo del Paese.

Qui abbiamo Sindaci, Governatori di Regione e i cosiddetti “corpi intermedi” che incidono sul tessuto sociale che amministrano o rappresentano.

Per cui, se il presidente di Regione Lombardia Fontana dice in tivù che occorre chiudere tutto e Conte gli chiede di inviargli delle proposte, il governatore non può mandargli un documento che per le attività produttive demanda a un accordo con Confindustria!

Se sostieni che la Lombardia debba essere chiusa, allora lo metti nero su bianco e suggerisci come fare, altrimenti vai ad amministrare una bocciofila che è meglio.

Allo stesso tempo, Confindustria Lombardia si deve assumere la responsabilità di certe scelte che, evidentemente, dimostrano una maggiore propensione verso il mercato rispetto all’interesse collettivo per la salute pubblica.

Consapevoli che normare ogni cosa per decreto non è oggettivamente possibile, il nostro appello a Conte l’abbiamo fatto perché sappiamo bene che ci sono margini per limitare ulteriormente le occasioni di contagio. Però solo se ognuno farà la proprio parte.

Se si rema nella stessa direzione diventa tutto più semplice, altrimenti non se ne esce.

Lo scrivo con il cuore in mano, in questo momento mi trovo a Brescia, l’epicentro dell’epidemia lombarda. Si sentono ambulanze come non mai e continuo a pensare a tutti gli amici, famigliari e conoscenti che ogni giorno sono in prima linea negli ospedali, nei supermercati, nelle fabbriche e sulle nostre strade.

Occorre una risposta più forte e soprattutto univoca contro questa maledetta epidemia.