La piena libertà di voto dei cittadini da una parte e dall’altra un Parlamento che agisce nel solo interesse nazionale senza legami di sorta, men che meno mafiosi, sono elementi fondamentali per una democrazia di qualità. È questo il significato più profondo della legge approvata oggi dalla Camera e con cui il MoVimento 5 Stelle dice basta a quella mercificazione disonesta dei diritti politici che è il voto di scambio politico-mafioso.

Per dare un giro di vite abbiamo ripreso in mano il codice penale, colmato gravi lacune e risolto le pericolose ambiguità che fino a oggi hanno messo in seria difficoltà i tutori della giustizia, cioè magistrati e investigatori.

A essere punito non dev’essere soltanto il candidato politico che accetta direttamente voti dalla mafia, ma anche quello che lo fa per mezzo di intermediari. Non ammettiamo attenuanti per chi svende la sovranità popolare.

Anche sulle modalità di raccolta dei voti abbiamo compiuto un altro grande passo avanti. Le organizzazioni criminali – la Dia e gli esperti ce lo ricordano da tempo – non agiscono più con le bombe o la lupara: oggi le mafie si nutrono di relazioni e sono ben inserite nel tessuto sociale ed economico, illegale e legale. Da oggi è dunque punito anche non solo chi rastrella voti con la minaccia, ma anche chi corrompe, promette posti di lavoro, garantisce appalti e vantaggi di ogni genere.

Su questo punto il MoVimento 5 Stelle ha condotto dura battaglia già nel 2014. Allora fummo d’accordo nel colpire chi accetta voti sporchi in cambio vantaggi e altre utilità (non solo di denaro), ma non bastava: nel tempo la giurisprudenza ci ha dato ragione.

Oggi ripristiniamo quella norma cara a Giovanni Falcone secondo cui al voto di scambio politico-mafioso si deve applicare la stessa pena prevista per l’associazione mafiosa ovvero la reclusione da 10 a 15 anni, in luogo dei 6-12 anni che la vecchia disciplina stabiliva. La pena aumenta della metà se il candidato viene effettivamente eletto e alla sua condanna segue l’interdizione permanente dai pubblici uffici.

Dopo lo Spazzacorrotti ecco che il nostro principio di legalità si arricchisce di nuovi contenuti.

L’introduzione del referendum propositivo, la lotta ai privilegi, il tentativo di portare i cittadini al centro della gestione dei servizi pubblici, in primis dell’acqua, ma anche l’assunzione di nuove risorse nei palazzi di Giustizia, l’introduzione della figura dell’agente provocatore e l’incremento del fondo per le vittime di usura sono misure che fanno emergere una sola verità dal fumo delle sterili polemiche e dei pregiudizi: il MoVimento 5 Stelle ha a cuore la democrazia e la giustizia più di chiunque altro.

Lo stesso reddito di cittadinanza è da leggere in questo senso: chi non viene abbandonato dallo Stato non cede facilmente alle tentazioni della malavita; chi ha un reddito garantito e viene inserito in un percorso legale di lavoro non vende il proprio voto in cambio di mance, promesse e regalie. Il reddito di cittadinanza è in tutti i sensi uno strumento di giustizia e porterà vantaggi all’intero tessuto economico e sociale.