Stiamo per portare a casa un primo importante risultato sul tema delle aperture domenicali, con l’intenzione però di raggiungere un accordo ancora più ambizioso con i nostri partner di Governo.

Innanzitutto c’è da dire che il Movimento 5 Stelle vuole tutelare tutte le categorie di lavoratori: non solo quelli che operano nei canali di vendita tradizionali, ma anche gli addetti all’e-commerce, su cui vogliamo lavorare.

Siamo però soddisfatti dell’intesa raggiunta sul riconoscimento del ruolo di Regioni e Comuni, che avranno il compito di definire la pianificazione delle aperture in collaborazione con le organizzazioni dei lavoratori, le associazioni dei consumatori e di categoria.

Il disegno di legge definito e presentato in settimana alla Camera prevede un tetto di 26 aperture domenicali sul totale di 52 domeniche, e 12 giorni di chiusura per festività con possibile deroga per 4 giorni. Nelle zone turistiche le 26 aperture domenicali potranno essere concentrate nei periodi di alta stagione.

Abbiamo ritenuto necessario intervenire soprattutto a supporto dei piccoli esercenti, in centri storici e quartieri, dando loro la possibilità di lavorare tutte le domeniche eccetto nelle festività. È noto infatti che i piccoli commercianti accusano pesantemente la concorrenza della grande distribuzione, spesso concentrata in spazi tristemente divenuti nuovi luoghi di incontro – o “non-luoghi” – come i centri commerciali.

Non c’è da stupirsi allora se è proprio la piccola distribuzione a essere più in sofferenza anche sul piano occupazionale soprattutto con la liberalizzazione selvaggia delle aperture introdotte dal governo Monti con il Dl Salva Italia. A partire dal primo trimestre del 2012, nel piccolo commercio l’Istat registra infatti un incremento nell’uso del part-time dal 38,7% a 56,9%.

Un altro dato importante riguarda gli acquisti domenicali e smentisce il falso mito degli effetti negativi della nostra proposta di legge sui consumi. Sempre l’Istat ci dice che nella vendita al dettaglio di domenica la clientela è pari alla metà di quella che si registra nella giornata di sabato, comunque ben lontana dalla media del resto della settimana. Non è un caso se nei Paesi europei più avanzati come Austria, Belgio o Paesi Bassi le domeniche non si toccano, con l’unica eccezione per le zone turistiche. Senza contare – e lo dimostra il Black Friday – che i picchi di vendita si possono raggiungere anche durante i giorni feriali.

Non vediamo il motivo per cui, dunque, in nome di un fittizio rilancio dell’economia del Paese dovremmo chiudere gli occhi davanti a lavoratori alienati da turni disumani, sottopagati e sottratti al diritto di avere del tempo libero per sé e per le proprie famiglie. Tutto ciò, invece, non può che suscitare la nostra indignazione e il desiderio di garantire a tutti i lavoratori pieni diritti e libertà.