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Centri commerciali aperti a Natale? Il “regalo” dei partiti sulle spalle di famiglie e lavoratori

“Ma siamo matti?”. “Chi passerebbe il Natale o il Capodanno in un centro commerciale?”. “Stanno raggiungendo l’obbiettivo che volevano: renderci persone capaci solo di consumare”.

Sono solo alcune delle reazioni delle persone a cui ho spiegato che quest’anno alcuni centri commerciali a noi vicini apriranno anche durante le festività natalizie.

Il “Franciacorta Outlet Village” di Rodengo Saiano, per esempio, resterà aperto nel giorno di Santo Stefano (26 dicembre). L’“Orio Center” di Orio al Serio (Bergamo) è andato oltre: ieri l’Ansa ha annunciato che il Consiglio di Amministrazione ha deciso di aprire il centro commerciale anche nei giorni di Natale e Capodanno.

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Outlet aperti a S. Stefano, la protesta (Corriere Brescia)

A Rodengo 400 persone hanno immediatamente sottoscritto una protesta e nel caso di Orio i lavoratori sul piede di guerra sono oltre mille! Non mi sorprende: parliamo infatti di misure che minano alle fondamenta il diritto di ognuno di dedicare tempo ad amici, parenti e familiari. Il diritto di godere di un momento di tregua e di silenzio in un anno scandito dal lavoro. Persino il Natale, il giorno che dovrebbe insegnarci a “donare”, viene sacrificato al mercato.

Questo può succedere soltanto in Italia, il Paese che interpreta le liberalizzazioni a modo tutto suo: una possibilità di ulteriore guadagno per chi non ha bisogno di soldi e un’occasione per continuare a sfruttare chi, invece, non ha possibilità di scelta.

Nel 2013 il MoVimento 5 Stelle ha presentato di una proposta di legge che chiede:

– una stretta sugli orari di apertura degli esercizi commerciali;
– la chiusura durante le festività principali;
– la possibilità di introdurre deroghe per un numero limitatissimo di giorni;
– valutazioni mirate per le sole zone turistiche.

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“Lavorare a Santo Stefano? No grazie” (BresciaOggi)

Germania, Francia, Danimarca, Austria e Olanda, per esempio, prevedono delle eccezioni solo per aree di interesse turistico. Le feste principali non si toccano e le eccezioni permesse si contano sulle dita di una mano (clicca per sentire il mio intervento a Radio Onda d’Urto).

Sapete che fine ha fatto la nostra proposta? E’ ancora ferma al Senato! E non perché in Italia fare le leggi sia complicato, ma perché la decisione di portarle a termine spetta alla maggioranza. Ma cosa vi aspettate da chi – da Monti al Pd – ha spalancato le porte a questa liberalizzazione selvaggia?

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“Serve una stretta sulle aperture” (Giornale di Brescia)

Ora mi chiedo con quale coraggio i grandi partiti si dichiarino dalla parte dei lavoratori. Con che faccia tosta sfilino ai “Family Day” o pretendano di aiutare i negozi dei nostri centri storici schiacciati da una concorrenza spietata. Sicuramente, mi rispondo, con la stessa faccia tosta che hanno in Tv quando ripetono che noi del M5S non facciamo proposte e non abbiamo programmi.

Ognuno si tenga la propria faccia (e la propria coscienza). Da parte mia premerò perché la nostra proposta di legge venga approvata entro la fine della legislatura.

Un mio brevissimo intervento del 2014 in merito alla liberalizzazione selvaggia delle aperture degli esercizi commerciali.

Ascolta anche il mio intervento a Radio Onda d’Urto sulle proposte del M5S

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