Paghe da fame, orari estenuanti, condizioni igieniche allarmanti. E’ questa la triste realtà per migliaia di braccianti che da Nord a Sud vengono sfruttati da persone senza scrupoli. Una vergogna, quella del caporalato, a fronte della quale spesso mi chiedo: come possiamo pensare di essere “credibili” sul piano internazionale? Come possiamo dirci un Paese civile, moderno, appetibile per gli investitori esteri?

Ricordiamocelo. Torneremo a essere un grande Paese quando la legalità e la dignità del lavoro torneranno a essere sovrane. Il tavolo di lavoro avviato a Foggia per delineare una nuova strategia nazionale per il contrasto al caporalato in agricoltura ha esattamente questo obiettivo.

Per oltre tre ore con il ministro Luigi Di Maio, che ha presieduto l’evento, abbiamo ascoltato il Prefetto, le forze dell’ordine, i sindacati, le Regioni, le associazioni del terzo settore, gli enti e le istituzioni impegnate sullo stesso tema. La premessa è che il caporalato si combatte innanzitutto perfezionando al massimo il coordinamento tra i soggetti e le parti interessate.

Oltre a questa premessa, tre sono gli intenti comuni emersi dalla discussione:

– la necessità di rafforzare l’attività ispettiva: in questo contiamo sul nuovo direttore dell’Ispettorato (il cui nome sarà noto a breve), mentre sarà fondamentale colpire i caporali su due fronti strategici come l’alloggio dei lavoratori e l’organizzazione del loro trasporto;
– l’importanza di garantire un ruolo di maggior rilievo ai centri per l’impiego al fine di facilitare l’incrocio della domanda e l’offerta di lavoro: nella pratica i caporali fanno proprio questo, approfittando della scarsa consapevolezza di molti lavoratori (in prevalenza migranti, ma per il 53% provenienti da paesi europei) e dall’aspra competizione che vige sul mercato;
– l’esigenza di affrontare il tema del valore dei prodotti, fattore che inevitabilmente ricade sullo sfruttamento del lavoro prestato: in questo senso, alcuni scellerati accordi commerciali hanno creato condizioni insostenibili per i produttori.

Sono obiettivi scritti nell’agenda del Governo del Cambiamento e che perseguiremo con determinazione. Un piccolo tassello lo abbiamo già inserito con il Decreto Dignità, con cui abbiamo introdotto il reato di somministrazione fraudolenta.

Da fare c’è moltissimo. Basti pensare che in agricoltura l’intermediazione illegale e lo sfruttamento lavorativo investirebbero circa 400.000 lavoratori, per un business di almeno 4,8 miliardi di euro. Sempre in agricoltura, secondo l’ISTAT, il lavoro irregolare registra una crescita costante negli ultimi 10 anni interessando circa il 23% degli addetti, quasi il doppio rispetto al totale dei settori economici nazionali (attestati attorno al 12,8%). Le prime azioni di contrasto sono già state avviate, ma siamo ancora lontani dai risultati che ci aspettiamo.

Nel 2016, dai banchi dell’opposizione, abbiamo votato favorevolmente la nuova legge sul caporalato, lo abbiamo fatto nonostante le proposte avanzate dal M5S per renderla ancora più efficace fossero state bocciate. Con il tavolo di ieri abbiamo ripreso il lavoro lasciato in sospeso. Continueremo ad ascoltare e a fare tesoro degli spunti ricevuti, senza dimenticare che il caporalato interessa anche altri settori: edilizia, commercio e persino alcuni ambiti della produzione industriale.