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Nel 2019 ebbi la fortuna di conoscere John Shipton, il padre naturale di Julian Assange.

Abbiamo parlato a lungo dello stato di salute del figlio, delle speranze per la sua liberazione, delle battaglie per la libertà di informazione e di come in un passato non troppo lontano il MoVimento 5 Stelle abbia dato voce ad Assange e a WikiLeaks come modello ideale sul futuro del giornalismo.

Incontro con John Shipton (novembre 2019)

John sta combattendo incessantemente in difesa del figlio che da anni vive segregato, prima all’ambasciata dell’Ecuador a Londra e dall’aprile del 2019 incarcerato nel Regno Unito presso la Her Majesty Prison Belmarsh.

Le gravi accuse degli Stati Uniti nei suoi confronti sono di cospirazione e spionaggio. E perché mai? Perché Assange tramite la sua organizzazione WikiLeaks ha rivelato documenti classificati statunitensi, ricevuti dalla ex militare Chelsea Manning, riguardanti crimini di guerra. Un’attività che meriterebbe come minimo un Nobel per la pace!

Per Julian Assange si dovrebbe mobilitare tutto il mondo politico e soprattutto il mondo dell’informazione perché, come ha dichiarato più volte il padre John, “se Julian viene estradato negli Usa, tutti i giornalisti saranno in pericolo“.

Spero vivamente che tutti i colleghi, membri del Governo, personaggi influenti facciano il possibile per garantire l’incolumità di Julian e la sua libertà.

Non sarebbe nemmeno un gesto “troppo” rivoluzionario considerato che il relatore ONU sulla tortura ha dichiarato che Assange deve essere rilasciato e la sua estradizione deve essere negata, dichiarazione ripresa successivamente anche dal Consiglio d’Europa.

Nel 2016 ospitammo Assange in collegamento Skype a Italia 5 Stelle, all’epoca eravamo all’opposizione, come forza antisistema che si schierava contro il potere. Oggi siamo al Governo, seppur nella complessità della politica e dei rapporti internazionali, credo sia quantomeno doveroso fare la nostra parte.

Non dobbiamo farlo per Julian, ma per l’umanità, per ciò che ha rappresentato il suo sacrificio di uomo libero contro le menzogne del potere.