In questi giorni non si parla d’altro che del braccialetto per i dipendenti di Amazon. Si tratta di uno strumento che a mio avviso è finalizzato alla massimizzazione della produttività portando all’estremo le “performance” dei lavoratori. Una novità nel mondo del lavoro?

Direi proprio di no, esistono da anni sistemi di geolocalizzazione in settori come la logistica, impiantistica e servizi in generale.

La novità in realtà la troviamo nella Delega Lavoro di “Renziana” memoria. In particolare relativamente alla modifica dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori che regolamentava la videosorveglianza nei luoghi di lavoro. Con il Jobs act sono state introdotte delle variazioni che vanno nella direzione di rendere la videosorveglianza non più a esclusiva tutela della sicurezza del lavoratore, ma a uso e consumo di chi persegue il dogma della produttività purché sia. Non importa se questi strumenti tecnologici diventano fonte di stress che potrebbero portare addirittura a malattie professionali, tanto con la libertà di licenziamento e la precarietà diffusa un’altra “risorsa umana” pronta a essere sfruttata la si trova dietro l’angolo.

Sia chiaro, sono uno dei più grandi sostenitori dell’innovazione tecnologica e dell’efficienza dei processi produttivi, ma non devono ledere la dignità umana che passa anche attraverso il diritto alla riservatezza, così come espresso tempo fa dal Garante della Privacy: “Questi strumenti della nuova tecnologia rappresentano con la geocalizzazione un qualcosa di fortemente invasivo della privacy del lavoratore”.

Ora sono tutti in campagna elettorale, da Gentiloni al ministro Calenda, all’apparenza sembrano infatti schierati in difesa dei diritti dei lavoratori. Ma io mi chiedo, dove cavolo erano quando si approvava la modifica dello Statuto dei lavoratori sul tema del videocontrollo, quando si legalizzava il mobbing attraverso la liberalizzazione del demansionamento e si prevedeva una libertà assoluta di licenziamento senza considerare un paracadute sociale come il reddito di cittadinanza?

Vi assicuro che parlo con cognizione di causa, quelle battaglie le ho vissute intensamente e da relatore di minoranza ho fatto tutto il possibile per impedire questo ulteriore arretramento sociale nel nostro Paese. Dove i mercati hanno il primato sull’individuo.

Sono passati oltre tre anni e i nodi stanno venendo al pettine. L’importante è diffidare da coloro i quali ci hanno portati in questa precarietà assurda.


Il mio intervento in Aula come relatore minoranza sulla Legge delega Lavoro (Jobs Act), 24 novembre 2014.