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Adozioni internazionali: un business ancora senza controlli

Ho sempre guardato con diffidenza chi si mette in vetrina attraverso le storie drammatiche, o persino tragiche, di chi le ha vissute. Oggi però ho avuto il piacere di conoscere Fabio Selini, giovane papà originario di Palazzolo sull’Oglio, il paese in cui vivo. Potendo contare sul suo consenso, vorrei raccontarvi la vicenda di cui è rimasto vittima.

Fabio è uno dei tanti papà che, con le proprie compagne, hanno scelto di creare una famiglia adottando un figlio. Dopo avere già adottato Daria, nel 2012 lui e Jessica hanno voluto prendersi cura di un secondo bimbo rimasto senza genitori. Si sono affidati nuovamente a un organismo specializzato in adozioni internazionali e, in questo nuovo percorso, sono finiti in Kirghizistan, dove hanno incontrato e abbracciato Vladimir. Allora “Vova” aveva tre anni. Purtroppo le cose non sono andate come sognavano.

I mediatori kirghizi che avrebbero dovuto accompagnarli passo dopo passo si sono rivelati dei truffatori: infatti si è scoperto che “Vova” e altri 19 bambini non erano adottabili. Avevano una famiglia, ma sono stati spacciati per orfani. Fabio, Jessica e altre venti famiglie hanno speso migliaia di euro e sperato per mesi di poter liberare al più presto i loro bambini dall’orfanotrofio di Bishkek, dov’erano erano stati collocati (ne ha parlato anche Presa Diretta).

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Jessica e Vova durante l’ultimo incontro

Sono passati cinque anni e di quei bambini non sappiamo più nulla. E’ rimasto solo il lutto di aspiranti mamme e papà, traditi nei loro desideri e sentimenti.

Su questo scandalo internazionale la Procura di Savona ha avviato un processo penale non ancora concluso, che vede quattro persone accusate di associazione a delinquere finalizzata alla truffa (una è deceduta). Pochi giorni fa, però, il Tribunale civile di Roma ha emanato una prima sentenza di condanna nei confronti della Commissione Adozioni Internazionali e dell’Ente “Airone Onlus” di Albenga, che dovranno risarcire la famiglia con 178.093 euro, più 15.460 euro di spese legali.

Il punto è che la Commissione adozioni internazionali è un organismo istituzionale, il cui presidente pro-tempore è il Presidente del Consiglio dei Ministri. Non è questo lo spazio per aprire delle questioni e delle polemiche politiche, ma l’omessa vigilanza riconosciuta dal giudice civile è gravissima.

Certo, nel 2013 la Commissione ha chiuso le adozioni dal Kirghizistan in seguito all’arresto di Ravshan Sabirov, il ministro dello Sviluppo sociale finito al centro di uno scandalo riguardante proprio le adozioni internazionali. Ma la funzione della Commissione è di seguire e autorizzare tutti i passaggi compiuti dagli enti riconosciuti. Come è potuto accadere che i referenti dell’associazione “Airone” in Kirghizistan fossero falsi, diversi da quelli indicati dal Ministero?

Fabio (che non si è mai arreso e nel frattempo è riuscito ad adottare il suo secondo figlio in Brasile) racconta di essersi rivolto a rappresentanti politici di ogni schieramento pur di fare luce su questo caso. Nessuno però, nonostante pile di atti, corrispondenze e interrogazioni, ha saputo spiegargli chi potrà risarcire tutte queste famiglie non solo dei soldi spesi e del grave danno emotivo e psicologico subito. Soprattutto, nessuno ha ancora detto quando verranno introdotti le verifiche e i controlli che le vittime e gli organismi seri richiedono da anni.

Temo che il mio contributo potrà essere minimo, ma per quanto possibile ho promesso a Fabio che farò tutto quanto mi sarà consentito perché tutto questo non capiti mai più.

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