Anche la Camera ha approvato Reddito di Cittadinanza e Quota 100, e da oggi per me il 21 marzo non sarà soltanto il primo giorno di primavera, ma anche il giorno del ritorno in Italia dei diritti sociali.

In Parlamento il Reddito di Cittadinanza ho iniziato a rivendicarlo nel 2013, l’anno in cui fu inserito nell’agenda di Governo del MoVimento 5 Stelle. Già anni prima, di fronte ai primi segnali degli effetti sul lavoro causati dalla nuova era tecnologica e digitale, mi convinsi della necessità di introdurre forme di sostegno al reddito, raccomandate dall’Unione Europea già nel 1992. Poi c’è stata la crisi, e mentre la ricchezza si concentrava in poche mani in Italia abbiamo assistito all’esplosione dei poveri assoluti: da 1,79 a oltre 5,06 milioni in dieci anni.

Avendo iniziato lavorare in fabbrica a 15 anni, ho vissuto da vicino queste trasformazioni, ma calandomi anche nei panni degli imprenditori mi sono convinto che oltre ai rischi avevamo di fronte una storica opportunità: se fossimo stati in grado di coniugare la protezione sociale con un forte rilancio delle politiche attive, se avessimo sostenuto i cittadini in difficoltà sia materialmente, sia garantendo loro percorsi di formazione e riqualificazione, avremmo sicuramente vinto buona parte della sfida del nuovo Millennio.

Il M5S ha rivendicato tutto questo per cinque anni. Nessuno però ha mai avuto il coraggio di abbandonare precariato e austerità. Nessuno ha mai cercato davvero risorse e strumenti contro la povertà. Ora invece studenti disoccupati, negozianti e imprenditori, artigiani storici affondati dalla crisi, uomini, donne, famiglie con bambini o disabili, pensionati: da Nord a Sud tutti potranno contare su un salvagente a garanzia di quella dignità che la Costituzione ci impone di tutelare.

In dieci mesi di Governo abbiamo avviato una rivoluzione del welfare che riassegna un ruolo attivo a tutti i protagonisti. Dalle imprese con il loro know-know ai centri per l’impiego, a lungo scarsamente valorizzati ma che ora riceveranno nuova linfa con 1 miliardo di euro di investimenti in assunzioni, formazione, infrastrutture e digitalizzazione. Ai circa 8 mila dipendenti dei CPI si aggiungeranno 4 mila nuove risorse, 1.600 contratti verranno stabilizzati e 6.000 navigator assunti, la metà dei quali in base a selezioni regionali. Avranno un ruolo importante anche le agenzie per il lavoro, gli enti di formazione e i Comuni: a questi ultimi andranno le risorse destinate dalla legge di bilancio al Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, incrementate di 117 milioni di euro nel 2020 e 145 milioni di euro nel 2021.

Giorni e notti di studio, di negoziazione sugli emendamenti al cosiddetto “Decretone”, ci hanno permesso inoltre di estendere le tutele per chi beneficerà del reddito:

  • L’erogazione del sostegno avverrà nel pieno rispetto della privacy dei cittadini;
  • Le famiglie con disabili avranno diritto a un sostegno maggiore che potrà arrivare fino a 1.380 euro;
  • I beneficiari disabili avranno la facoltà di sottoscrivere il Patto per il lavoro, per le loro famiglie le proposte di lavoro saranno selezionate nel raggio di 100 Km dalla residenza e il requisito di accesso riguardante il patrimonio mobiliare sale da 5.000 euro a 7.500 euro;
  • A favore della genitorialità, accorciamo le distanze per coniugi o separati con figli minori che riceveranno la terza proposta di lavoro nei primi 24 mesi entro i 250 km dalla residenza;
  • Per una selezione più rigorosa dei beneficiari, chiediamo ai cittadini extracomunitari di dichiarare i patrimoni posseduti all’estero e agli ex coniugi dal 1° settembre 2018 di certificare residenze diverse;
  • Rafforziamo la squadra che ci aiuterà a stanare i furbetti con 100 nuove assunzioni in Guardia di Finanza, 1.000 nell’Ispettorato Nazionale del Lavoro e 65 nei Carabinieri del Nucleo operativo di supporto all’INL;
  • Sul piano delle sanzioni, invece, aumentano del 20% le penalità per chi fa lavorare in nero i percettori del Reddito;
  • Revochiamo il beneficio e chiediamo la restituzione di quanto ricevuto per i condannati in via definitiva per terrorismo, eversione, associazione mafiosa, scambio elettorale politico-mafioso, truffa aggravata ai danni dello Stato.

Questo, per sommi capi, il frutto del nostro impegno, e quanto sia in linea con le aspettative dei cittadini lo dicono i numeri: oltre 600.000 domande di Reddito di Cittadinanza in meno di venti giorni, a cui si aggiungono circa 100 mila domande da parte di chi vuole sfuggire alle grinfie della Legge Fornero. Quota 100 è infatti il primo importante passo per garantire l’accesso alla pensione a chi lavora da una vita.

Reddito di Cittadinanza e Quota 100 sono l’apripista di tutte le misure che introdurremo per difendere chi non possiede nulla di più di una matita in mano e una scheda elettorale con cui sperare. Come loro, non abbiamo dalla nostra poteri forti, la nostra forza è il desiderio di giustizia sociale e la determinazione di ottenerla attraverso – tra le tante cose – l’introduzione di un salario minimo per i lavoratori sfruttati, nuove tutele per i lavori usuranti, il blocco dell’aspettativa di vita per andare incontro ai lavoratori precoci di ieri che sono i pensionati di oggi. Questo e molto altro, sempre e solo al motto di “nessuno deve rimanere indietro”.